RUFINO

Viene da:
Assisi, era uno dei più nobili della città, era parente di Chiara

Carattere e caratteristiche:
Uomo di Dio di purezza angelica, non amava parlare, era un contemplativo

Diceva di lui Francesco:
nella descrizione il frate ideale e perfetto doveva possedere: “la virtuosa incessante orazione di Rufino, che pregava anche dormendo e in qualunque occupazione aveva incessantemente lo spirito unito al Signore…” (Specchio di perfezione 85/1782)
E “che frate Ruffino era in questa vita canonizzato da Cristo, e che, fuori che dinanzi da lui, egli non dubiterebbe di dire santo Ruffino, benché fusse ancora vivo in terra…” (Fioretti Cap. XXIX /1863)

La sua vita:
Non amava predicare e per un suo rifiuto a farlo Francesco: “Però che tu non hai ubbidito prestamente ti comando per santa obbidienza che ignudo come nascesti, colle sole brache, tu vada a Sciesi, ed entri in una chiesa così ignudo e predichi al popolo”. Rufino lo fa e: In questo mezzo santo Francesco, ripensando della pronta obbedienza di frate Ruffino, il quale era dei più gentili uomini d’Ascesi, ed al comandamento duro che gli avea fatto,cominciò a riprendere se medesimo dicendo: “Onde a te tanta prosunzione,figliuolo di Pietro Bernardoni, vile omicciuolo, a comandare a frate Ruffino,il quale è de’ più gentili uomini d’Ascesi, che vada ignudo a predicare al popolo siccome pazzo? Per Dio, che tu proverai in te quello che tu comandi ad altri”. E di subito in fervore di spirito si spoglia egli ignudo simigliantemente e vassene ad Ascesi, e mena seco frate Leone, che recasse l’abito suo e quello di frate Ruffino…” (Fioretti Cap. XXX / 1864)
E’ il protagonista di un episodio molto toccante dell’incontro con il demonio sotto l’aspetto del crocifisso che lo getta in uno stato di confusione e di dubbio sia su Francesco che sul suo cammino fino al punto di non voler più vedere Francesco. Masseo gli è vicino, ma è Francesco che risolve la crisi di Rufino essendogli stato rivelato dalla Spirito lo stato in cui si trovava: “O frate Ruffino cattivello, a cui hai tu creduto?”. E giugnendo a lui frate Ruffino, egli sì gli disse per ordine tutta la tentazione ch’egli avea avuta dal demonio dentro e di fuori, e mostrandogli chiaramente che colui che gli era apparito era il demonio e non Cristo, e che per nessuno modo ei dovea acconsentire alle suggestioni: “ma quando il demonio ti dicesse più: Tu se’ dannato, si gli rispondi: Apri la bocca; mo’ vi ti caco. E questo ti sia segnale, ch’egli è il demonio e non Cristo, ché dato tu gli arai tale risposta, immantanente fuggirà….Allora frate Ruffino, veggendo che frate Francesco gli diceva per ordine tutt’l modo della sua tentazione, compunto per le sue parole, cominciò a lagrimare fortissimamente e adorare santo Francesco e umilemente riconoscere la colpa sua in avergli celato la sua tentazione. E così rimase tutto consolato e confortato per gli ammonimenti del padre santo e tutto mutato in meglio. Poi finalmente gli disse santo Francesco: “Va’ figliuolo, e confessati e non lasciare lo studio della orazione usata, e sappi per certo che questa tentazione ti sarà grande utilità e consolazione, e in breve il proverai”…. (Fioretti Cap. XXIX /1863) il demonio tornerà ma non ce la farà più e fuggirà provocando un gran crollare di pietre dal Subasio e una vera visione di Cristo giungerà a consolare il povero Rufino. (Fioretti Cap. XXIX /1863)
Tocco con le mani la piaga nel costato di Francesco mentre lo frizionava procurandogli dolore, Francesco non mostrava a nessuno le stimmate. “Per questo il servo di Dio soffrì non poco e, allontanando da sé la mano, pregò gemendo che il Signore gli perdonasse.” (T. Celano, Trattato dei miracoli Cap.II/ 829)
A lui, Leone ed Angelo, i fedelissimi, viene attribuita la scrittura della “Leggenda dei Tre Compagni” che inizia così: “Al reverendo padre in Cristo, frate Crescenzio, per grazia di Dio ministro generale, frate Leone, frate Rufino e frate Angelo, che in passato furono compagni, senza esserne meritevoli, del beato padre Francesco, esprimono la loro doverosa e devota riverenza nel Signore…”

Morì:
alla Porziuncola, pare nel 1270

E’ sepolto:
nella cripta di Francesco assieme agli altri tre compagni: Masseo, Leone e Angelo e Fra Jacopa dei Settesoli.